mercoledì 5 febbraio 2014

Shantaram

Per quasi un mese sono stata in India.
Ho vissuto in uno slum, 
ho assistito alla vita semplice della popolazione, 
alla sua gioia, ai suoi controsensi fatti di violenza e innocenza, 
assieme a un Neozelandese ex-eroinomane, 
evaso dal carcere in cui era stato rinchiuso 
x una rapina a mano armata...
E così ho conosciuto Prabu, 
la guida dal sorriso luminoso e disarmante,
 con la sua splendida generosità, 
la sua voglia di cantare e danzare.
 Ho sentito gli stati d'animo di Greg-Linbaba, 
e partecipato alle sue sofferenze, condiviso le sue gioie, 
il suo amore per Karla, il dolore per la perdita dei suoi amici. 
L'ho visto seduto al bar Leopold a sorseggiare un drink 
e chiacchierare con Didier, Lisa, Ulla, Modena, Maurizio,
e l'ho osservato mentre combatteva con orgoglio contro i soprusi in carcere.
L'ho spiato mentre si faceva di eroina.
Ho amato la sua voglia di riscatto, la sua forza e le sue debolezze.
 Ho ammirato la dignità di Abdullah e la lealtà di Nazir...
per non parlare del carisma e degli insegnamenti di Khader khan...
capo mafia dai principi solidi...
Ho vissuto le contraddizioni di un popolo 
dove convivono diversi riti, religioni, culture,
 dove ricchezza e povertà si affacciano sugli stessi splendidi panorami,
 tra palazzi di vetro e fognature a cielo aperto
 dove sguazzano ratti grossi come cani...
Shantaram è diventato parte di me. 
Mi sono appassionata ai suoi racconti 
e l'ho seguito fino in Afghanistan...
per combattere una guerra che non era la sua ma quella dei suoi amici e fratelli.
 Non riuscivo più a staccarmi da lui... 
Ma poi è finito il libro... E ora mi sento orfana.
 Più ricca, ma orfana.
In attesa del film e del seguito...


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