Per quasi un mese sono stata in India.
Ho vissuto in uno slum,
ho assistito alla vita semplice della popolazione,
alla sua gioia, ai suoi controsensi fatti di violenza e innocenza,
assieme a un Neozelandese ex-eroinomane,
evaso dal carcere in cui era stato rinchiuso
x una rapina a mano armata...
E così ho conosciuto Prabu,
la guida dal sorriso luminoso e disarmante,
con la sua splendida generosità,
la sua voglia di cantare e danzare.
Ho sentito gli stati d'animo di Greg-Linbaba,
e partecipato alle sue sofferenze, condiviso le sue gioie,
il suo amore per Karla, il dolore per la perdita dei suoi amici.
L'ho visto seduto al bar Leopold a sorseggiare un drink
e chiacchierare con Didier, Lisa, Ulla, Modena, Maurizio,
e l'ho osservato mentre combatteva con orgoglio contro i soprusi in carcere.
L'ho spiato mentre si faceva di eroina.
Ho amato la sua voglia di riscatto, la sua forza e le sue debolezze.
Ho ammirato la dignità di Abdullah e la lealtà di Nazir...
per non parlare del carisma e degli insegnamenti di Khader khan...
capo mafia dai principi solidi...
Ho vissuto le contraddizioni di un popolo
dove convivono diversi riti, religioni, culture,
dove ricchezza e povertà si affacciano sugli stessi splendidi panorami,
tra palazzi di vetro e fognature a cielo aperto
dove sguazzano ratti grossi come cani...
Shantaram è diventato parte di me.
Mi sono appassionata ai suoi racconti
e l'ho seguito fino in Afghanistan...
per combattere una guerra che non era la sua ma quella dei suoi amici e fratelli.
Non riuscivo più a staccarmi da lui...
Ma poi è finito il libro... E ora mi sento orfana.
Più ricca, ma orfana.
In attesa del film e del seguito...
