E' partita.
Sento il bisogno di scrivere per conservare nella memoria ogni più piccolo dettaglio di questa mattinata.
So che può sembrare ridicolo ma ho la sensazione che se non scrivo dimenticherò tutto.
Laura è salita su un pulmann con i vetri oscurati ed è partita.
La mattinata è iniziata presto.
Alzate alle 7, colazione frugale, beh per lei no, si è mangiata un bel panino
con la nutella alla faccia della tensione!!!
Alle 8.15 siamo in stazione in attesa dell'autobus 310.
E lì, probabilmente siamo circondate dall'aura di Intercultura,
troviamo altri exchanger in partenza.
"Valigia grande, età corrispondente...dovete andare alla Sapienza?"
Arriva l'autobus e già sento un brivido.
Dentro di me sto facendo un count down.
L'ora dei saluti si avvicina.
Arriva la nostra fermata.
Un bel gruppetto scende dall'autobus e si avvia verso l'ingresso della Sapienza.
All'ingresso troviamo il padre di Laura che ci attende e poi insieme attraversiamo
il grande parco dell'università delimitato dagli edifici delle varie facoltà,
e ci troviamo alla scalinata che porta all' Aula Magna.
Troviamo un bel po' di ragazzi con i propri famigliari seduti in attesa.
Prima di arrivare alla scalinata ci avvicina una volontaria di Intercultura che,
dopo aver chiesto il nome a Laura,
la invita ad andare al pullman n° 1 nel parcheggio sul retro,
lasciare il bagaglio da stiva,
e andare a registrare la sua presenza al "seggio" n° 1.
Eccoci al pullman.
Ci danno i tagliandi da appendere alle valige con l'indirizzo di destinazione,
e Laura va a pesare i bagagli.
Tutto ok.
Sospiro di sollievo!!
Carica il bagaglio nel pullman e ci avviamo verso l'Aula Magna.
Nell'atrio ci sono appunto dei seggi
che assegnano un cartellino ad ogni ragazzo,
con su scritti gli orari dei voli,
la zona di "benvenuto una volta giunti a destinazione,
i numeri di emergenza...tutto quello che servirà per il viaggio.
La volontaria di Afs, simpaticissima e gentilissima,
da la targhetta a Laura che se la appende al collo tutta emozionata.
L'unica cosa di cui si dispiace un po' è
che è l'unica ragazza marchigiana
che parte oggi per gli States
e perciò non conosce nessuno.
Poi però trova Giulia, di Jesi che parte per un trimestrale in Belgio
e così si mette a chiacchierare un po' con lei.
Dopo un po' entriamo tutti in Aula Magna
e alle 10.30 in punto parte la proiezione del video di Intercultura.
L'abbiamo visto centinaia di volte,
io lo so quasi a memoria, però è sempre simpatico,
divertente e anche emozionante.
L'Aula Magna è strapiena.
Entra Roberto Ruffino, il segretario generale di Intercultura.
Nonostante la formalità nel parlare,
nel leggere i comunicati del sindaco di Roma e del Ministero degli esteri,
nel chiamare a parlare le ambasciatrici della Lettonia e della Serbia,
il presidente dell'associazione italiana Presidi,
tutto ha un'aria colloquiale, accogliente, decisamente famigliare.
Lo dice, Ruffino,
che siamo una grande famiglia,
fatta di volontari, di exchangers e delle loro famiglie,
lo dice, ma si sente che lo pensa,
che ne è convinto e che lo sono anche tutti gli altri.
C'è gioia nelle loro parole di benvenuto,
non c'è retorica o falsità.
E quando presenta ad uno ad uno i gruppi in partenza
si alzano gli applausi e la commozione.
Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca,
Repubblica Dominicana, Ecuador,
Honduras, Islanda, Lettonia,
Olanda, Russia, Serbia,
Slovacchia, Ungheria
e Stati Uniti!
Applausi e commozione.
Ruffino parla di Intercultura,
associazione che l'anno prossimo compirà 100 anni!!!
Parla della speranza di una
"futura generazione che sta al passo con il resto del mondo"
che sta alla base dell'associazione.
Parla dei volontari e li ringrazia uno per uno.
Parla delle famiglie e del loro coraggio
nel lasciar partire i figli per un anno.
Ci ringrazia della fiducia che accordiamo
ad Intercultura nell'affidare i nostri ragazzi
e ci chiede di lasciarli andare.
Di far sì che siano liberi di vivere l'esperienza
che non sarà tutta rose e fiori, ma sarà sofferenza.
Sarà adattamento. Sarà pianto ma anche autonomia e poi maturità.
Passa poi la parola ai volontari
che ci ricordano le regole di Intercultura,
ci illustrano il programma delle prossime giornate,
si raccomandano ancora una volta
di usare educazione, sensibilità e delicatezza
nei confronti delle famiglie ospitanti,
per capire la loro cultura, le loro abitudini ed adattarsi al meglio.
E ancora un po' di aneddoti
e l'intervento di una madre di due gemelle in partenza
che a sua volta è stata una exchanger dal Maine
e poi è tornata in Italia definitivamente.
E' l'ora dei saluti.
Chiamerà un pullman alla volta.
E naturalmente siamo i primi ad uscire e salutare.
Ci avviamo verso l'autobus
che porterà Laura in un albergo fuori Roma
da dove poi andrà a Fiumicino
(un'altra levataccia visto che il primo volo è alle 6.45!!!)
Laura è tesissima e poi si scioglie in un pianto liberatorio.
Mi abbraccia forte.
Sembra che non voglia lasciarmi più.
E' ora di andare bambina mia.
E' ora di andare.
Ci vediamo fra 10 mesi.
Ti voglio bene.



ciao non ci posso credere! un'altra mamma ha non solo pensato ( come me!) di fare un blog "parallelo" ma l'ha anche fatto! brava! è bello far capire ( anche ai nostri figli...) che se è vero che gli exchange students sono al centro di questa grandiosa opportunità è anche vero che l'esperienza la viviamo anche noi e la host family, anche se in modi diversi. e' un anno speciale per tutti e ci sono infinite opportunità anche se meno "visibili", soprattutto per le mamme...ri-valutare il rapporto con i figli, oggi a 9 ore di fuso da noi...(mio figlio è in California)...Sentiamoci! ciao Marina
RispondiEliminaCiao "collega"! Grazie per l'apprezzamento e per le considerazioni che condivido in pieno.Ho provato ad andare sul tuo blog ma nn mi apre nulla...solo una pagina con un calendario...devi cominciare o sono io che nn ho capito come funziona? :-)
RispondiEliminaTienimi aggiornata!!!Ciao Francesca
hai ragione, non ho ancora scritto nulla ma se ti fa piacere possiamo contattarci anche "fuori da qui", magari scambiandoci una mail in qualche modo...::))
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